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My Immortal degli Evanescence: due versioni, un solo dolore

C’è una cosa che quasi nessuno sa su “My Immortal” degli Evanescence: Amy Lee la odiava. Quella canzone che ha fatto piangere milioni di persone, che è diventata uno degli anthem più riconoscibili degli anni 2000, era una canzone che la sua stessa voce non sopportava di sentire. La storia vera di “My Immortal” è molto più complicata — e molto più interessante — di quello che sembra.

Come è nata “My Immortal”

Siamo nel 1996. Amy Lee e Ben Moody — chitarrista e co-fondatore degli Evanescence — hanno entrambi 15 anni e suonano insieme ad Little Rock, Arkansas. In quel periodo scrivono insieme decine di canzoni, sperimentano, cercano un suono. “My Immortal” nasce in quel contesto giovanile, quasi per caso.

Il testo fu scritto da Ben Moody, non da Amy Lee. Moody ha spiegato che la canzone racconta una storia completamente fittizia — quella di uno spirito che rimane con te dopo la morte e ti perseguita, finché non desideri che se ne vada. Amy scrisse la melodia, il pianoforte e aggiunse il bridge, contribuendo solo marginalmente ai testi.

La canzone era così vecchia che quando uscì sull’album Fallen nel 2003, aveva già sette anni. Nel mezzo c’erano stati tentativi di pubblicarla su EP precedenti, versioni diverse, rielaborazioni continue. Era una canzone che non riusciva a morire — il che, con il senno di poi, è quasi poetico.

Amy Lee odiava “My Immortal”

Quando nel 2003 “My Immortal” uscì come colonna sonora del film Daredevil, Amy Lee aveva 19 anni e la sua voce su quel brano era quella di una quindicenne. E lei lo sapeva benissimo.

“L’ho sempre odiata”, ha dichiarato Amy Lee in un’intervista del 2018 a Music Feeds. “Sembro una bambina, il pianoforte fa schifo — ed è sempre quella versione che senti al supermercato.”

Non era solo una questione di voce. Amy Lee non aveva scritto quel testo — e quella distanza emotiva dal significato delle parole la rendeva difficile da cantare con convinzione. Per anni la eseguì dal vivo quasi meccanicamente, senza sentirla davvero sua.

“Non significava molto per me all’inizio. È una canzone di cui mi sono stancata. Ci sono stati un paio di anni in cui dicevo: stanotte non la suono, non voglio farlo.” — Amy Lee, intervista 2023

Le due versioni: le differenze che cambiano tutto

Quello che in pochi sanno è che “My Immortal” esiste in due versioni ufficiali con una differenza sostanziale.

La versione band — quella più conosciuta sull’album Fallen — include chitarre elettriche e batteria nella parte finale. La canzone inizia in silenzio con solo pianoforte e voce, poi esplode in un crescendo elettrico che trasforma la malinconia in qualcosa di più grande.

La versione strings — meno conosciuta ma altrettanto ufficiale — sostituisce le chitarre con un quartetto d’archi. Nessuna esplosione rock, solo Amy Lee, il pianoforte e gli archi che accompagnano il dolore fino alla fine senza alzare mai la voce. Stesso testo, stessa melodia, emozione completamente diversa.

Il significato del testo

Ben Moody ha descritto “My Immortal” come la storia di uno spirito che perseguita chi è rimasto in vita — una presenza invisibile che non se ne va nemmeno quando lo si desidera. È un testo che parla di ossessione, di dolore che non si riesce a lasciare andare, di qualcuno che continua a essere presente anche dopo essere sparito.

Il titolo — “il mio immortale” — definisce perfettamente questa idea: il dolore rende immortale chi ti ha fatto del male. Lo tiene vivo dentro di te anche quando vorresti dimenticarlo. È un concetto universale, ed è probabilmente per questo che il testo ha funzionato così bene nonostante fosse, nelle parole dello stesso Moody, una storia completamente inventata.

La canzone che è diventata qualcos’altro

Con il tempo Amy Lee ha cambiato il suo rapporto con “My Immortal” — non perché il testo le sia diventato più vicino, ma per un motivo completamente diverso: i fan.

“Nel nostro primo viaggio in Europa abbiamo suonato davanti a un campo enorme di persone che la cantavano così forte che non riuscivo a sentire la mia stessa voce”, ha dichiarato alla rivista Grammy. “Quella canzone per me è diventata davvero significativa. Parla di questo — del nostro rapporto con i fan.”

Oggi Amy Lee la esegue ogni sera come penultima canzone del concerto, prima di ringraziare il pubblico. Non la canta più per il testo di Moody — la canta per chi è lì ad ascoltarla.

Conclusione

“My Immortal” è una canzone scritta a 15 anni su una storia inventata, odiata per anni dalla sua stessa cantante, e diventata nonostante tutto uno dei brani più amati della musica rock moderna. È la dimostrazione che le canzoni, una volta fuori, appartengono a chi le ascolta — non a chi le ha scritte.

Tu quale versione preferisci — quella band o quella strings? E cosa senti quando la ascolti? Scrivilo nei commenti.

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