Harry Styles: come un ex One Direction ha cambiato la moda maschile
Nel novembre 2020, Harry Styles è apparso sulla copertina di Vogue America in un abito blu di pizzo Gucci abbinato a una giacca da smoking nera. Era il primo uomo a comparire da solo sulla copertina del magazine in 127 anni di storia. La reazione fu immediata e spaccò il mondo in due: da un lato chi gridava alla rivoluzione culturale, dall’altro chi chiedeva di riportare indietro i “maschi macho”. Ma quella copertina non fu un punto di partenza — fu il momento in cui il mondo si accorse di qualcosa che era già in corso da anni. La storia dell’impatto culturale di Harry Styles è la storia di come un ragazzo di un villaggio del nord dell’Inghilterra ha ridisegnato il confine tra maschile e femminile senza mai dichiarare di volerlo fare.
Da teen idol a esperimento di stile
Quando Harry Styles esordì nel 2010 come membro dei One Direction — lanciati dall’edizione britannica di X Factor — il suo guardaroba era esattamente quello che ci si aspettava da un teen idol: camicie, skinny jeans, stivaletti in camoscio. Niente di memorabile, tutto funzionale al pubblico di riferimento. Lo stile di allora era semplice: camicia, skinny jeans e stivaletto in camoscio, con una giacca come look di scena e poco altro.
Il cambiamento inizia nel 2014, lentamente. Una bandana che gli tiene fermi i capelli lo fa somigliare a Mick Jagger e nel suo guardaroba iniziano ad apparire suede, camice a fantasia, completi di Hedi Slimane e Lanvin. Nel 2015 compare il primo pantalone a zampa. Nel 2016, per gli American Music Awards, arriva il completo a stampa floreale Gucci. L’incontro con Alessandro Michele — direttore creativo di Gucci da gennaio 2015 — è quello che cambia tutto.
L’alleanza con Gucci e la costruzione di un’estetica
Il sodalizio tra Harry Styles e Alessandro Michele non è mai stato solo commerciale. L’incontro fatale è con Alessandro Michele di Gucci, che lo fa sfilare sul red carpet con orecchini di perle e camicie trasparenti. Da lì in poi, Styles diventa il laboratorio vivente di un’idea di mascolinità nuova — non provocatoria per scelta ideologica, ma semplicemente diversa da quella che si era sempre vista.
Styles è stato testimonial di Gucci Tailoring per tre stagioni, indossando con notevole disinvoltura gli abiti dal twist retrò della linea, si è ritagliato un ruolo da protagonista nella campagna del profumo Mémoire d’une Odeur ed è apparso in uno spezzone della miniserie Ouverture of Something that Never Ended. Non era una sponsorizzazione, era una collaborazione artistica con un risultato estetico preciso: il suo stile fonde l’irriverenza vagamente androgina di Mick Jagger con la gioiosa libertà di espressione di Elton John.
La copertina di Vogue e la guerra culturale
Il 13 novembre 2020, Vogue America pubblica la sua copertina di dicembre. Harry Styles è il primo uomo a comparire da solo sulla copertina del magazine, in giacca da smoking maschile a doppio petto e abito da sera femminile creati per lui da Alessandro Michele di Gucci. La risposta del mondo conservatore fu immediata.
La commentatrice pro-Trump Candace Owens scrisse su Twitter: “Non c’è società che può sopravvivere senza uomini forti. In Occidente la progressiva femminilizzazione dei nostri uomini mentre il marxismo viene insegnato ai nostri figli non è una coincidenza, è un attacco diretto.” Styles rispose a modo suo: pubblicò un’immagine di sé stesso mentre mangiava una banana, in abito celeste con una blusa arricciata, con la didascalia “bring back manly men”. Quella risposta — ironica, leggera, disarmante — disse più di qualsiasi dichiarazione politica avrebbe potuto dire.
“È come qualsiasi cosa: ogni volta che metti delle barriere nella tua vita, ti stai limitando. C’è così tanta gioia nel giocare con i vestiti. Non ho mai pensato troppo a cosa significhi.” — Harry Styles, Vogue America, 2020
Il dettaglio che nessuno aveva notato: non è mai una forzatura
Quello che distingue Harry Styles da altre figure che hanno giocato con la fluidità di genere nell’abbigliamento — da David Bowie a Prince, da Renato Zero ad Achille Lauro — è l’assenza totale di sforzo visibile. Nella maggior parte delle apparizioni pubbliche è vestito di tutto punto in un modo apparentemente classico: pantaloni sartoriali, doppiopetto, cappotti dal rigore british, gilet colorati. Solo, rivisitati e corretti alla sua maniera: con le perle, il tacco, le trasparenze, il make up, lo smalto alle unghie, le stampe pop.
Harry Styles continua a spostare il confine di “maschile e femminile” come un gatto che gioca con il gomitolo, ingarbugliando tutto e dimostrando che, spesso, le etichette sono scatole vuote. Non è Damiano dei Maneskin, non è Alice Cooper, non è un provocatore da palcoscenico. È qualcuno che sembra semplicemente indossare quello che gli piace — e questo, paradossalmente, è il gesto più radicale di tutti.
L’abito al museo e il corso universitario
L’impatto culturale di quella copertina si è materializzato in modo concreto. Dal 19 marzo al 6 novembre 2022, il vestito blu di Vogue è stato esposto alla Victoria and Albert Museum di Londra come parte della mostra Fashioning Masculinities: The Art of Menswear, accanto a un abito da sposa indossato dalla drag queen Bimini Bon-Boulash e a un abito nero indossato da Billy Porter agli Oscar. Un pezzo di abbigliamento pop finito in un museo tra i grandi della storia della moda maschile.
Non deve stupirci che Harry Styles oggi abbia un corso di studi all’università — nel senso che lui è la materia di studio, non il docente. Il corso di laurea che lo riguarda si intitola: “Il culto della celebrità: la cultura dell’identità, di Internet e del pop europeo”. Un ex membro di una boy band studiato nelle aule accademiche come fenomeno culturale: non è un caso, è la misura di quanto abbia spostato qualcosa.
Conclusione
Harry Styles non ha mai dichiarato di voler cambiare la moda maschile. Non ha mai rilasciato manifesti, non ha mai costruito un’identità politica intorno al suo guardaroba. Ha semplicemente indossato quello che voleva — e nel farlo ha reso normale qualcosa che non lo era, con una naturalezza che nessun comunicato stampa avrebbe potuto replicare. È un ragazzo curioso che non riesce a decidere se essere la popstar più adorata del mondo o un artista eccentrico. Forse è esattamente per questo che funziona.
Pensi che Harry Styles abbia davvero cambiato qualcosa nella moda maschile — o è solo un fenomeno mediatico? Scrivilo nei commenti.